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Qualche mese fa, grazie all'Ass. Ramakrishna Math Italiana, abbiamo
avuto l'onore di ospitare ancora una volta nella sede della nostra
associazione Swami Veetamohananda, priore del Ramakrishna Math.
Subito dopo la sua partenza e accogliendo il suo personale invito
ho pensato che sarebbe stato interessante fare una visita e sperimentare
un po' più in profondità la vita nell'Ashram a Gretz,
piccola cittadina del Nord della Francia dove lo Swami è priore.
Qualche giorno prima del
Natale scorso è maturata la decisione e sono partito assieme
ad un caro fratello.
Al mattino verso le ore 8,30 siamo arrivati. Un po' appesantiti e
stanchi per il viaggio ci siamo trovati non senza una certa emozione
davanti al cancello di ingresso dell'ordine Ramakrishna. Una semplice
targa affissa vicino all'ingresso riporta "Centre Vedantique
Ramakrishna".
Varchiamo il cancello,
e notiamo varie unità abitative immerse in un grande parco,
poco più in la dell'ingresso il palazzo centrale, vecchia costruzione
credo risalente a fine '800, che rappresenta un po' il centro dell'Ashram.
Suoniamo…ci invitano ad entrare…i ragazzi dell'ashram continuano a
fare i loro lavori, qualche sguardo, qualche sorriso. Rimaniamo li
in attesa che qualcuno ci dica cosa fare…dopo qualche minuto una ragazza,
.Sarada, ci accoglie … una breve presentazione in un inglese e francese
da noi masticati male, l'invito ad attendere ancora qualche attimo
e ci avrebbero mostrato le camere.
Approfittiamo dell'attesa per dare uno sguardo all' ashram….nessuno
ci dice nulla. All'ingresso una piccola biblioteca ben fornita con
tutti i testi essenziali, Dal Vedanta, allo Yoga, tutte le Upaniad,
i Purana, testi sull'Advaita,…Shankara, Vivekananda, Ramakrishna,
Ramana, Nisargadatta, non manca Raphael, Sri Aurobindo…alcuni testi
sul Buddismo e sullo Zen, i numeri della rivista Vedanta, rivista
trimestrale pubblicata dall'Ashram. Ci spostiamo all'interno e andiamo
a vedere quella che loro chiamano Cappella, cioè la stanza
per il raccoglimento e la meditazione.
Fuori vicino all'ingresso una grande statua in ferro rappresentante
Shiva Nataraja, la stanza dentro non molto grande…raccolta e silenziosa,
una piccolo "altarino" con fiori e materiale per cerimonie…una
grande foto centrale con Ramakrishna, e ai lati una più piccola
di Vivekananda e della Santa Madre Sarada.
Molti fiori… un profumo fortissimo di incenso che ha catapultato il
sentire ai viaggi passati in India.
Usciamo, al piano di sotto un'altra biblioteca consultabile, una sala
per lo studio e la lettura. Non manca una cucina con tutti i crismi,
e una sala mensa..dove puntuali alle 12,30 e alle 20,00 si servono
i pasti principali. Tutto questo più altri locali nei piani
superiori a noi non accessibili, all'interno di questa bella villa,
dove da ogni angolo da ogni crepa traspira l'energia del luogo; qui
ci dicono, oltre a Swami Siddheswarananda, Swami Ritijananda, e all'attuale
Swami Veetamohananda, sono passati molti altri Swami, alcuni molto
importanti. Ci dicono che Veetamohananda è fuori in Germania
assieme all'altro Swami tedesco…nell'ashram c'è solamente Swami
Gangananda…è Iraniano. Ci chiamano… un ragazzo molto giovane,
sui trent' anni, che vive lì da 3, ci invita a seguirlo sino
alle stanze, probabilmente pronte, esterne alla struttura centrale.
Anche queste mi riportano all'India, essenziali, l'intonaco un po'
instabile…qualche foto di Swami Vivekananda, anche un crocefisso…Ne
approfittiamo per recuperare un po' di energie dato il viaggio in
auto, ci si ritrova alle 11,00 nella cappella per la meditazione.
Puntualissimi…anzi in
anticipo e con una certa emozione si va all'appuntamento…entriamo,
siamo i primi…dentro c'è lo Swami in silenzio davanti all'altarino…ci
accomodiamo e il silenzio non tarda ad arrivare. Arrivano altri…i
ragazzi dell'ashram…e qualcun altro…lo Swami inizia una cerimonia.
Alle 11,00, infatti, tutte le mattine, si svolge il rituale o Puja
quotidiana. Prima un momento di silenzio, poi lo Swami inizia la sua
celebrazione…in cui tra incensi, fiori appena raccolti dalle serre
dell'ashram, acqua, candele e mantra sussurrati, rievoca il rituale
sacrificale Vedico. Rimango incantato dalla cura e la grazia con cui
ripete quei movimenti, e quelle preghiere, l'attenzione con cui sceglie
i fiori…gesti che probabilmente ripete da una vita..sempre gli stessi.
Verso le 12,15 la Puja termina…e ci si prepara per il pranzo….Capiamo
subito che il tutto è scandito da un Ritmo ben preciso, non
rigidissimo, ma attento e puntuale.
Ci si ritrova in sala mensa…non
ci si accomoda sino a che tutti sono arrivati, e si inizia a mangiare
solamente dopo aver recitato un verso della Gita, precisamente il
sutra 24 del IV capitolo oltre ad un verso in francese della Madre
Sarada…. Lo Swami da il buon appetito e solo allora si può
iniziare.
Incredibile come anche il pasto abbia un suo ordine, un' occhiata
dello Swami, o tra i ragazzi…e subito cambiano le situazioni…i ragazzi
si alzano, cambiano le portate… ognuno ha il suo compito.
Nel pomeriggio noi si va
a riposare…l'ashram riprende le sua attività, chi pulisce,
che nell'orto, che in biblioteca per la rivista…chi dalle mucche…l'impressione
che tutto funzioni molto bene e sia scolpito in un profondo silenzio….poche
chiacchiere, molto poche.
Non è difficile interiorizzarsi e rimanere in intimità
con se stessi. Iniziamo ad assaporare l'energia del luogo. Alle 18,00
altra meditazione sino alle 19,30 circa, con dei canti o bajan finali
accompagnati dall'armonium, devo dire incantevoli.
Ci si ritrova in mensa…dove è già tutto pronto…ci si
siede si recita la preghiera…e si mangia ancora più in silenzio
che durante il pranzo. Finita la cena ci si ritrova in biblioteca
…qualche attimo di silenzio…uno dei ragazzi legge un capitolo della
Gita. Si lasciano interiorizzare i versi … poi si va a letto.
Cosa curiosa che ho notato è che i brani letti dopo la meditazione
serale sono sempre gli stessi, a rotazione viene letto ogni volta
un capitolo della Gita, o il II, o il IV, il XII, il XIII e il XIV,
solo questi… a cui segue un piccolo brano di Vivekananda, e un verso
di Sri Ramakrishna.
La giornata così
suddivisa, rispecchia più o meno la quotidianità all'interno
dell'ashram,…tranne qualche eccezione. Alla domenica per esempio ci
sono incontri e conferenze aperte al pubblico…e il mercoledì
sera Veetamohananda guida la meditazione.
Il secondo giorno siamo
entrati un po' più nel cuore della vita ashramica…abbiamo aiutato
i ragazzi nel lavoro in cucina, nell'orto, con una certa nota di "orgoglio"
nell' essere stati accolti dalla famiglia. Dico famiglia perché
da subito ci siamo sentiti a casa e in un clima di totale non giudizio
Questa familiarità a prescindere dal non sapere niente dei
ragazzi, e della loro vita,…nonostante il nostro pessimo francese.
Il sentire, il convibrare..e il condividere molto probabilmente è
stato ad altri livelli…Senza retorica posso dire di aver sentito in
loro dei fratelli, e l'affinità non è stata ad un livello
intellettuale o emotivo, ma spirituale.
Integrata la stanchezza del viaggio, non è stato difficile
rimanere assorti e silenziosi, il luogo e il ritmo quotidiano hanno
conciliato tutto ciò.
La domenica mattina tutti
si aspettava Veetamohananda e tutto l'ashram era più in fermento
del solito. Il pomeriggio ci sarebbe stato una conferenza pubblica
sulla vita del Cristo dalla nascita all'infanzia tenuta da un frate
francescano; erano quindi in atto i preparativi. Incontriamo all'ingresso
della casa lo Swami, ci riconosce e ci accoglie gentilmente, …insieme
a noi sta arrivando molta gente, da Parigi e dai dintorni, ma ci sono
anche inglesi, e tedeschi…e notiamo che lo Swami è un riferimento
per molti…a lui tengono molto.
Inizia la meditazione questa volta da lui guidata…e dopo un po' di
silenzio si inizia a recitare il Gayatry mantra: mantra risalente
al Rg Veda in cui l'invocazione è rivolta all'Assoluto che
risplende sui vari piani, e illumini le menti di coloro che meditano
su di lui, affinché la luce della Verità possa autosvelarsi
nel suo splendore senza velature deformanti. "Aum bhuh bhuvah
svah Tat Savitur varenyam bhargo devasya dhimahi dhiyo yo nah pracodayat".
Mantra stupendo con cui avevo avuto la possibilità di familiarizzare
tempo addietro. Il canto viene sostenuto per molto tempo, circa un'
ora, mentre lo Swami ha continuato il suo rituale sacrificale.
L'attenzione scivola tra la ripetizione del mantra e l'osservazione
dei gesti dell'officiante..gli oggetti usati, la simbologia…L'esperienza
mi riporta al rituale cattolico, luce, acqua, suoni, preghiere…gli
stessi simboli…l'unica differenza è che lo Swami, il sacerdote,
l'udghita, in questo caso incarna il principio evocato. Il canto diventa
inebriante e molto forte…sempre di più…poi d'un tratto tutti
si fermano. Lo Swami inizia a guidare la meditazione invocando il
significato dell'Om…Verità, Bellezza, Energia, Intelligenza,
Conoscenza, Consapevolezza..etc….ed è come se ogni principio
evocato venisse in un qualche modo tramite lui materializzato e fatto
vivo, li…nel presente, in noi. L'officiante si fa tramite, canale
del Verbo. Segue l'offerta, il Prasad,, ad ognuno viene dato un fiore,
che viene poi simbolicamente portato al centro del cuore. E li rimanere
assorti in silenzio.
La cerimonia termina, il rituale si è ancora una volta concluso,
l'offerta è stata fatta, il sacrificio compiuto, ma il sacrificio
è stato quello di noi stessi, invocare la Verità e morire
nella verità…
Mi viene in mente la creazione
e dissoluzione cosmica, il riassorbimento dell'universo nel buio cosmico…Il
rituale ricrea lo stesso processo a livello microcosmico…ma l'accadere
è lo stesso.
Mi viene in mente l'atto sciamanico…dove per una sorta di rituale
magico è possibile rievocare lo Spirito, e farlo discendere
in noi,… In termini meno dualistici e ritualistici tutto è
avvenuto dentro di noi, e l'unica offerta è stata fatta dal
fuoco nel fuoco del Sé. "Brahma 'rpanam, brahma havir
brahmagnau brahmana hutam brahmai 'va tena gantavyam brahmakarma samadhina.
Hari om Tat Sat. "Brahma è l'offerta, Brahma è
l'oblazione; nel fuoco sacrificale - che è Brahma - da Brahma
(stesso) sono versate. Brahma è la meta di colui che opera,
perché Brahma è la stessa opera." Hari Om Tat Sat.
(Gita V.24)
Si esce…abbiamo del tempo
prima del pranzo…mi accorgo che gli invitati sono molti, circa una
cinquantina….mi accorgo anche che quasi non trovo il mio corpo…guardo
il parco…e mi espando nel parco…Sopraggiunge un piccolo moto di paura…mi
chiedo sorridendo perché …e sfuma…mi beo nell'estasi.
Lo Swami è li fermo sembra aspettarci…ci guardiamo…l'incontro
questa volta è alla pari…in me non c'è nessuna traccia
nervosa…nessun movimento mentale…sono uno specchio che lo riflette
e lo sente in sé…poche parole…non ce n'è bisogno…Lo
ringrazio.
Ci invita a sederci vicino a lui nella tavola e poco dopo si inizia
a mangiare. Che Pace. Un sorta di pace gioiosa invade la stanza…la
si legge in tutti, ma probabilmente nasce da dentro.
Prima del ritiro pomeridiano
lo Swami ci chiede sino a quando restiamo…ci saluta e invita qualcuno
al piano di sopra…ha dei colloqui privati.
Vado in camera…mi accorgo che la stanchezza si è incredibilmente
trasformata…non c'è possibilità e bisogno di ristoro…un'
incredibile attivazione energetica. Condivido il mio sentire con il
fratello.
Nel primo pomeriggio inizia la conferenza….convinto di non capire
nulla visto il mio pessimo francese…non so come mai…probabilmente
per il fatto che la mia attenzione è in quel momento molto
alta….posso dire di comprendere parola per parola quello che il frate
dice.
La giornata trascorre aiutando
nell'orto i ragazzi, raccogliamo circa un 200 Kg di patate, alla sera
altra meditazione e canti con Veetamohananda. Dopo cena ci invita
in una piccola saletta.
Si siede in poltrona davanti a noi….in silenzio…iniziamo ad ascoltare
della musica classica indiana…ci guarda fissi…uno ad uno, la situazione
è molto insolita,…dopo un po' di tempo l'invito alla lettura
della Gita. Poi si va a dormire.
La notte passa velocemente, anche perché il sottoscritto dorme
circa tre ore…più sveglio che mai….alla mattina alle 5,30 salgo
in cappella, trovo lo Swami che sta meditando…siamo soli…sino alle
6,00…si rimane sino alle 7,30. L'espansione nel Cuore continua.
Dopo la colazione parliamo
un po' con i ragazzi…sono convinti io sia venuto altre volte…non mi
sembra. Si pranza…e a malincuore si avvicina l'ora di partire, ci
invitano a restare…tento uno strappo disperato sul mio compagno di
viaggio che addolorato ma inflessibile deve assolutamente rientrare
in Italia. Alle due si parte…..il tempo di pranzare..sistemare le
stanze, comprare qualche testo.
Salutiamo Veetamohananda che si ritira e ci rammentiamo il prossimo
incontro in Italia…lo Swami verrà…io gli dico che tornerò
presto…credo in primavera. Troviamo Swami Ganganada, che sta aspettando
per salutarci, un viso dai tratti duri…ma che si scioglie in un sorriso..e
un abbraccio
Saluto Huston, uno dei ragazzi, è il più giovane e viene
dalla California, è un professore di francese e insegna a Parigi,
ha preso tre anni di aspettativa….e li sta passando lì nell'ashram.
Avremo scambiato in tutto 10 minuti di conversazione durante i quattro
giorni di permanenza, ma mi sembra di conoscerlo da sempre, mi abbraccia
e mi dice di essere molto felice di avermi conosciuto ....lo stesso
è per me.
Qualcosa di molto forte mi unisce a quel luogo…non saprei…
E' passato circa un mese
dal ritorno da Gretz, la sottile vibrazione la porto ancora dentro.
Mi ritrovo oggi a riflettere
e a rievocare l'esperienza...e mi rendo conto di aver avuto accesso
ad un luogo straordinario.... un vero punto Luce.
Mi accorgo di essere stato
al cospetto della Tradizione vivente.
Lamberto
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