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Iniziativa per il Tibet
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Cara amica, caro amico, La mail del sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, è la seguente: roberto@robertoreggi.com Grazie per la tua disponibilità. |
Bozza di lettera da inviare al Sindaco----------------, li --------------- Gentile Sig. Sindaco, mi rivolgo a Lei perché è sempre stato sensibile ai
problemi dei più deboli e di coloro che non hanno voce, ed in
particolare alla insostenibile situazione del popolo tibetano. La ringrazio per la cortesia e sensibilità con cui leggerà e valuterà questa proposta. Cordiali saluti e un affettuoso augurio per per la cura con cui amministra questa città Firna, nome e indirizzo |
DISCORSO DI S.S. IL XIV DALAI LAMA DEL TIBET"Troppe bugie, sul Tibet il mondo cerchi la verità" Dharamsala (India), 7 aprile 2008
Le autorità cinesi hanno fatto dichiarazioni menzognere contro di me e contro l'Amministrazione Centrale Tibetana, accusandoci di aver istigato e orchestrato gli avvenimenti in Tibet. È assolutamente falso: io ho ripetutamente lanciato appelli affinché un ente indipendente e internazionale si facesse carico di un'inchiesta approfondita per valutare quanto è accaduto. (...) Se la Repubblica Popolare Cinese ha in mano prove e testimonianze a supporto delle affermazioni fin qui fatte, dovrebbe renderle note al mondo intero. Fare dichiarazioni non supportate da prove non è sufficiente. Per il futuro del Tibet, ho deciso di trovare una soluzione nell'ambito della Repubblica Popolare Cinese: dal 1974 sono rimasto fedele all'approccio reciprocamente vantaggioso della Via di Mezzo. Ormai il mondo intero lo conosce: significa che tutti i tibetani devono essere governati da un'amministrazione che goda di una significativa autonomia regionale e nazionale, con tutto ciò che questo comporta - autodeterminazione, piena responsabilità decisionale - tranne che per le questioni inerenti alle relazioni estere e alla difesa nazionale. Tuttavia, sin dall'inizio ho detto che i tibetani hanno il diritto di decidere il futuro del Tibet. Ospitare i Giochi Olimpici quest'anno è motivo di grande orgoglio per il miliardo e duecento milioni di cinesi. Fin dall'inizio ho appoggiato la decisione di disputare le Olimpiadi a Pechino. La mia posizione è immutata. Credo che i tibetani non dovrebbero ostacolare in nessun modo i Giochi: ma è diritto legittimo di ogni tibetano lottare per la propria libertà e il rispetto dei propri diritti. D'altro canto, sarebbe inutile e non gioverebbe a nessuno se facessimo qualcosa che creasse odio nell'animo del popolo cinese. Al contrario: dobbiamo favorire la fiducia e il rispetto nei nostri cuori al fine di creare una società armoniosa, in quanto essa non può nascere sulla violenza e l'intimidazione. La nostra lotta è contro alcuni esponenti della leadership della Repubblica Popolare Cinese e non con la popolazione cinese. Pertanto non dovremmo mai dare adito a incomprensioni o fare qualcosa che possa nuocere alla popolazione cinese. (...) Se l'attuale situazione in Tibet dovesse perdurare, temo che il governo cinese possa esercitare ancora più forza e aumentare l'oppressione del popolo tibetano. (...) Ho ripetutamente chiesto alla leadership cinese di fermare immediatamente l'oppressione in ogni zona del Tibet e di ritirare i suoi soldati e le sue truppe armate. Se ciò desse risultati, consiglierei ai tibetani di interrompere le proteste. Voglio sollecitare i miei concittadini tibetani che vivono fuori dal Tibet a essere quanto mai vigili. (...) Non dovremmo impegnarci in nessuna azione che possa anche minimamente essere considerata violenta. Perfino in presenza di provocazioni, non dobbiamo mai permettere che i nostri valori più preziosi e profondi siano compromessi. Credo fermamente che conseguiremo il successo seguendo la strada della non-violenza. Dobbiamo essere saggi, comprendere da dove nascono l'affetto e il supporto dimostrati senza precedenti per la nostra causa. Infine, desidero ripetere ancora un'ultima volta il
mio appello ai tibetani affinché pratichino la non-violenza
e non si allontanino mai da questo cammino, per quanto grave possa
essere la situazione. |
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LETTERA APERTA DA DHARAMSALA, INDIADa Mariateresa Bianca, 14 aprile '08, Dharamsala, India All'Hotel Ahok in New Delhi, il giorno 27 marzo, 2008, ho sentito un tonfo al cuore e un'ondata di tristezza quando Sua Santità, il XIV Dalai Lama, rispondendo alla domanda di Piero Cerri, un vecchio studente di buddismo tibetano, sul cosa possiamo fare per contribuire ad una soluzione pacifica della questione tibetana, ha risposto che il Tibet, insieme alla sua ricca eredità culturale è in via di estinzione, sta morendo. Non che non lo sapessimo, ma queste poche parole, pronunciate con un
lungo sospiro, mi hanno spezzato il cuore e mi hanno fatto decidere
che dobbiamo e possiamo fare qualcosa. La prima e più importante ragione di fare qualcosa per salvare la ricca cultura tibetana è che in essa sono contenuti insegnamenti che hanno la potenzialità, se messi in pratica, di contribuire in modo significativo a risolvere molti dei problemi che l'umanità, ma anche il mondo vegetale e animale, stanno sperimentando oggi. La dimostrazione del tipo di trasformazione che questi insegnamenti
hanno la capacità di operare era di fronte a me quel giorno all'hotel
Ashok !! Dal punto di vista della storia moderna, il Tibet è stato vittima
di una delle più pesanti manovre colonialiste degli ultimi 50-60
anni. Il genocidio del popolo tibetano sta avvenendo con grande rapidità
attraverso il trasferimento di popolazione cinese e il conseguente tentativo
di assimilare i tibetani ai cinesi. Ancora una volta non posso evitare di considerare l'enorme apporto
all'umanità costituito dal principio Qualcuno pensa che i danni alla cultura e all'ambiente in Tibet siano irreversibili, ma in molti crediamo che non sia ancora tempo di gettare la spugna e che questa non debba rimanere una di quelle cause perse e dimenticate; se una soluzione pacifica verrà trovata velocemente, ci sono ancora margini di possibile guarigione anche se le ferite inferte sono state davvero profonde. Dicevo velocemente perchè le nuove generazioni educate secondo
i principi materialistici della società cinese stanno mostrando
di cominciare a perdere quelle qualità interiori che hanno reso
S.S. e il buddismo tibetano in generale così famosi. Immaginiamo invece per un momento, come ci consiglia di fare il Prof.
Robert Thurman (professore di Studi Buddisti Indo-Tibetani al Departimento
di Religione alla Columbia University di N.Y. e padre dell'attrice Uma
Thurman) tutto un'altro scenario, uno scenario che, come dice Richard
Gere, non è poi così lontano visto che richiede essenzialmente
solo un cambiamento nel modo di pensare. Insomma immaginiamo che la ragione vinca l'obsoleta e atavica credenza
che si possano ancora, nel In quest'era dell'informazione, la lotta per la liberazione deve includere necessariamente la divulgazione e condivisione di informazioni e perciò mi sono permessa di prendere qualche minuto del vostro tempo prezioso chiedendovi di leggere questa lettera aperta e richiedendovi di divulgarla se ve ne sembra il caso. Bianca Mariateresa |

