Lo yoga si rivolge ad ogni campo dell'attività umana, ne copre
ogni pulsione. Daremo una sintetica spiegazione degli altri tipi di yoga,
che molto spesso si fondono a varie profondità e con diverse sfumature
nel raja yoga.
- Bhakti yoga. Bhakti significa devozione a Dio. Esso infatti
è uno yoga devozionale.
Il
testo fondamentale è la Baghavat Gita - il canto del Beato (Krisna).
In questo splendido poema mistico, uno di più belli e popolari
di tutta la tradizione Hindu, Krisna - il Dio supremo - impartisce ad
Arjuna, un grande eroe, il suo insegnamento. Ogni uomo deve seguire
il proprio dharma e compiere il proprio dovere, indipendentemente dal
frutto dell'azione. Solo attraverso l'azione disinteressata non si produce
più karma e si può interrompere il samsara. All'obiezione
di Arjuna, che compiere il proprio dovere senza interesse personale
è estremamente difficile, Krisna risponde allora di dedicare
ogni azione a Dio: «Pratica la presenza di Dio col fissare
in Me la tua mente. insegna al tuo intelletto a ragionare in favore
mio tanto col rigore della logica quanto nell'onda dell'impeto d'amore.
Allora vivrai in Me e Io in te. Non devi avere dubbi su questa unione
fra Me e te per mezzo dell'amore». Bhagavad Gita, XII-8.
Questa forma di yoga è molto indicata per un praticante altamente
emotivo: egli porrà l'accento sull'unione con l'amato (Dio) attraverso
l'amore. Poiché l'amore si esprime con l'abnegazione e con la
subordinazione all'amato, attraverso questa forma devozionale si perviene
all'annullamento del falso io (asmita). In questo caso è l'amore
che determina la distruzione dell'egoismo e conduce al samadhi. Questa
è una forma di yoga antichissima e popolare, praticata con fervore
anche dal popolo indiano. E' parte del raja yoga: il termine usato è
Isvara Pranidhana e negli yoga sutra è considerata anche una
via autonoma per il raggiungimento del samadhi: «Il raggiungimento
del samadhi deriva dall'abbandono a Dio».
Patanjali, Sadhana Pada, II-45. Il bhakti yoga si riallaccia alla filosofia
samkhya teista.
- Jnana yoga. Jnana è la conoscenza. E' bene chiarire
questo termine, in quanto spesso si usano i termini "sapere"
e "conoscenza" come sinonimi. Il sapere può essere
appreso sui libri e trasmesso. La conoscenza è un'esperienza
profonda ed individuale, che ogni individuo può e deve esperire
per conto proprio. Essa come tale non è trasmissibile; al massimo
è possibile insegnare alcuni metodi per accostarvisi.
Jnana Yoga è dunque il sentiero della conoscenza; secondo questo
yoga, la liberazione (Moksa) e l'unione con Diosi possono acquisire
per mezzo della conoscenza del Brahman, riconoscendo il Brahman come
il proprio Sé. La liberazione dal samsara (ciclo delle nascite
e delle morti) è ottenuta grazie alla realizzazione dell'identità
dell'anima individuale (jiva) con l'Anima Suprema (Brahman). La causa
di tutta la sofferenza e degli attaccamenti è l'ignoranza metafisica
(Avidya); essa agisce come un velo (Maya) o uno schermo, che impedisce
al jiva (l'anima individuale) di percepire la sua natura reale e divina.
Nella sua piccolezza ed ignoranza, il Jiva stupidamente si convince
di essere separato e diverso da Brahman. La conoscenza di Brahman (o
Brahma Jnana) rimuove questo velo permettendo al Jiva di ristabilirsi
nella sua propria natura essenziale: Sat-Chit-Ananda (Esistenza, Conoscenza,
Beatitudine). Il praticante del Jnana Yoga (Jnana-Yogi) prende coscienza
che Brahman è la Vita della sua vita, l'Anima della sua anima;
egli sente e sa che Dio è il suo proprio Sé. Grazie alla
meditazione costante, intensa ed integrata, egli comprende la sostanziale
unità di Atman e Brahman, e realizza di essere uno con l'Assoluto
attraverso la visione spirituale o intuizione profonda, e non soltanto
con lo studio di libri, di teorie o di dogmi; infatti, Jnana non è
un sapere puramente intellettuale. Non si tratta unicamente di comprendere
e accettare un concetto. Non è una semplice asserzione intellettuale,
è la realizzazione diretta di una unione, l'unità con
Dio, l'Essere Supremo. La sola convinzione intellettuale non può
portare all'autentica conoscenza di Brahman.
Il Jnana Yoga insegna che esistono quattro metodi per conseguire la
Liberazione:
-Viveka - discriminazione: labilità di differenziare
tra ciò che è reale / eterno (Brahman) ed irreale / temporaneo
(qualsiasi altra cosa nelluniverso).
- Vairagya - distacco: il rifiuto dei piaceri del mondo,
dovuto alla comprensione che questi sono in verità le fonti del
disagio.
- Shad-sampat - le Sei Virtù:
Sama (la calma, il controllo della mente e dei pensieri);
Dama (il controllo degli organi di senso);
Uparati (la rinuncia alle attività che non siano doveri, o attività
che non facciano parte del Dharma);
Titiksha (fermezza interiore di fronte alle avversità, alle diversità
e alle coppie di opposti, come il piacere ed il dolore);
Shradda (fede nell'insegnamento del Vedanta);
Samadhana (concentrazione perfetta);
- Mumukshtva (ardente attesa e intenso desiderio di liberazione
dai vincoli di tempo e spazio).
Al Jnana Yoga è dedicato il quarto capitolo della Bhagavad Gita.
Anche chi pratica la via del Samkhya è un jnana yogin. Negli
yoga sutra la pratica del jnana yoga è contemplata in svadyaya.
- Karma yoga. Il karma yoga è la via dell'azione disinteressata,
e può essere praticato anche da coloro che rimangono nel mondo
e decidono di crearsi una famiglia. Il Mahatma Gandhi è stato
un grande karma yogin. Nella visione indiana tradizionale, vi sono quattro
stadi nella vita di un individuo, e ad ognuno può essere abbinato
un tipo di yoga: il giovinetto è un brahmacarya e pratica lo
jnana yoga; divenuto adulto, si assoggetta ai suoi doveri di capofamiglia
in modo disinteressato (karma yoga); quando i figli sono indipendenti,
si ritira dalla società solo o con la moglie e si dedica a pratiche
devozionali (Bhakti yoga); anziano, si isola nella foresta distaccandosi
da tutto ciò che è materiale e medita nel silenzio e nella
solitudine.
Come si pratica il karma yoga? L'adepto può ricercare di diventare
strumento cosciente della volontà divina compiendo sempre ciò
che gli sembra giusto e agendo con retta coscienza. Questo è
inevitabilmente un processo lungo e graduale, che richiede una ferma
convinzione poiché è un'agire alla cieca, non conoscendo
i fini di Dio, né questa coscienza è indispensabile, almeno
un questa fase, poiché una personalità capricciosa e non
controllata non vi si assoggetterebbe neppure se essa fosse palese.
Ma con l'andare del tempo, mantenendosi nella ferrea ricerca di ciò
che è giusto e conformando la propria condotta su questo ideale,
anche la buddhi (la facoltà di discriminare), gradualmente si
fa più acuta e sicura, fino a uniformarsi alla volontà
di Isvara.
- Kryia yoga. Alcuni traducono il termine 'kriya' con `preliminare',
altri con `pratico'. E' corretto in entrambe le accezioni: preliminare
in quanto deve essere intrapreso agli inizi dello yoga, pratico in quanto
mette alla prova le capacità, le aspirazioni e la serietà
dell'adepto. «L'austerità, lo studio di sé
e la rassegnazione all'Isvara costituiscono lo yoga preliminare (kryia
yoga) ». Patanjali, II-1.
Chiunque conosca la filosofia yoga saprà che non è possibile
seguirla rimanendo immersi nella corrente della vita mondana. Sarà
necessario avvezzarsi ad una disciplina, studiare, spogliarsi almeno
parzialmente dell'egoismo e del proprio sé. La differenza tra
la vita ordinaria e quella che conduce uno yogi e così grande,
che non è possibile mutarla in modo improvviso: il kriya yoga
ne è il periodo preparatorio, il tirocinio, che renderà
la transazione più semplice e sicura. Infatti sono numerosi gli
allievi entusiasti che improvvisamente, senza un motivo apparente, abbandonano
la pratica. C'è spesso una notevole confusione e incertezza su
ciò che realmente sia lo yoga: questi esercizi lo focalizzano
e indicano con chiarezza all'aspirante se sia realmente pronto per intraprendere
il cammino o se vi si debba interessare solo dal punto di vista intellettuale.
Tale autodisciplina si interessa dei tre aspetti fondamentali della
natura umana: tapa alla volontà, svadhyaya all'intelletto e isvara-pranidhana
alle emozioni. Questa disciplina pertanto mette alla prova i tre aspetti
della natura dell'adepto, per produrne un'evoluzione armonica e completa,
indispensabile per conseguire qualsiasi altro ideale.
In tempi più recenti, all'inizio del XX secolo swami Yogananda
Paramahansa predicò il kryia yoga, una disciplina sempre circondata
da un alone di mistero e descritta come una potente quanto pericolosa
via di risveglio spirituale ed energetico. La pratica del kryia yoga
insegnata dagli allievi di Yogananda è alquanto simile sia al
raya che allo hatha yoga.
Un' altra accezione di kryia è purificazione: nei vari testi
tradizionali sono infatti spiegate svariate tecniche per pulire i canali
energetici e rendere il corpo ( sia grossolano che sottile) adatto a
resistere alle forti energie che le pratiche intense liberano.